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mercoledì 18 agosto 2010

Sindaco, così si spegne un quartiere!


Offriamo tutta la nostra solidarietà alla zona Corvetto, riportando integralmente l'articolo pubblicato oggi su Corriere.it on-line:

Un residente della zona Corvetto alla Moratti: «Ci ripensi, kebab e pizza non c'entrano con la sicurezza»

"Gentile signora Moratti, immagini una coppia di residenti milanesi, dirigente d'azienda lei, giornalista lui. Vivono in zona Corvetto, quella a cui lo zelo del Comune, mai sazio di severità, ha imposto il coprifuoco serale. Immagini che una sera vadano ad assistere a uno spettacolo a teatro o a vedere un film, e che, lavorando fino a sera, non abbiano tempo di cenare. E poi, come spesso succede, lo spettacolo finisce sul tardi; in un attimo è mezzanotte. E i due sentono il desiderio di mangiare qualcosa rincasando.
Sembrerebbe la cosa più banale del mondo. Ecco, fino a poco tempo fa non c'erano problemi. Perché in zona Corvetto, dalle parti di casa nostra, era facile trovare da mangiare. C'è un venditore di kebab di fianco al nostro portone, un ragazzo simpatico con cui chiacchiero della Cappadocia. Oppure possiamo prendere una pizza di fronte a casa, dove proprietario, pizzaiolo e camerieri sono egiziani. Mia moglie apprezza anche la rosticceria cinese, dal lato opposto rispetto al kebab. Insomma, fino a oggi le alternative non mancavano. Ma adesso, grazie al coprifuoco, troveremo tutto chiuso. Un quartiere che difficilmente sarà più tranquillo o più sicuro, sicuramente più buio e più morto. Capisco la legittima richiesta, da parte dei residenti di un quartiere, di tranquillità. Ma qui state prendendo un granchio enorme. Perché con le gang, con la delinquenza, con il rumore e l'alcolismo, pizzerie e kebab non c'entrano niente. Dopo una cert'ora sono posti, semmai, un po' noiosetti. Senza considerare che, anche senza volerlo, di fatto rendono un servizio alla sicurezza. Infatti sono gli unici posti, su Corso Lodi, dove si può trovare una luce accesa dopo le 22. Sono luoghi che fanno sentire più sicura una donna come mia moglie, quando torna a casa con il buio. Ci ripensi. Venga a dare un'occhiata. Capisco la preoccupazione Sua, e dei residenti, per il rischio del diffondersi di droghe, alcol, violenza. Ma sono altri i luoghi, altri i locali, altre le misure utili. Il kebab e la pizza, impastata da mani egiziane o meno, non c'entrano proprio niente"

Francesco Segoni
18 agosto 2010