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martedì 22 novembre 2011

Una Tesi di Laurea in Via Imbonati: "La mossa della Torre"




"Dopo un paio di rinvii mi sono finalmente laureato, discutendo la tesi sulla mobilitazione di via Imbonati lo scorso 18 luglio 2011: "La Mossa della Torre" .Come promesso, dunque, Vi invio la versione digitale del mio lavoro.

Premetto che la mediazione continua con la mia relatrice e le scadenze non
decise da me hanno portato ad un "prodotto finito" abbastanza diverso da quello
che avevo in mente; immagino inoltre che ci saranno dei punti su cui magari non saranno d'accordo tutti, ma apprezzerò gli eventuali commenti con i lettori di questo Blog che invito caldamente ad esprimere senza problemi, sopratutto qualsiasi critica e perplessità. Ogni spunto di discussione è per me fondamentale. Vi ringrazio di nuovo per la disponibilità manifestata durante le mie interviste, sperando di poter offrire il mio pensiero a tutti i lettori.
A risentirci, Giovanni Carissimo"

sabato 10 settembre 2011

È il "we-gov", una rivoluzione! La democrazia nasce sul web.

Sempre più siti e social network aiutano la creazione di politiche pubbliche, grazie a una generazione di cittadini 2.0. Petizioni, consigli e tweet. Ogni giorno. Anche in Italia.

IN PRINCIPIO sono stati i Moratti Quotes, citazioni fasulle ma verosimili del sindaco uscente Letizia Moratti: satira pura. Circolavano in rete alla velocità della luce. Cose tipo: "Pisapia mi ha detto che mi rubava un attimo, ma non me lo ha più restituito". Oppure, "Pisapia ha dato la laurea in medicina a Scilipoti...". Cose così. Dopo la festa per la vittoria, però, qualcosa è cambiato. Il pubblicitario milanese Paolo Iabichino ha lanciato su Twitter il tema #pisapiasentilamia, e in poche ore migliaia di persone sono passate dalle risate alle proposte per il nuovo sindaco. Che a un certo punto è pure intervenuto per dire: "Grazie d'aver colto il mio "non lasciatemi solo". Vi sto ascoltando", mentre sempre su Twitter partivano #fassinosentitorino, #berrutilasciachetiaiuti e #renzichenepensi. Voglia di partecipare, insomma.

La seconda scena avviene a Cagliari, negli stessi giorni. Marcello Verona è un giovane informatico e intuisce che il suo coetaneo Massimo Zedda, appena eletto sindaco, ha bisogno di aiuto per governare. Così va in rete, si registra su una piattaforma per discutere idee, la chiama Ideario per Cagliari e invita i cagliaritani a entrarci: "Ora tocca a noi". Nei primi cento giorni si registrano 520 idee per la città con 2.600 commenti e 12mila voti. È un bell'aiuto per Zedda. A costo zero.

La terza scena è di qualche giorno fa. A Matera una trentina di ragazzi, molto idealisti e molto preparati, stanno studiando da una settimana alla scuola estiva della Rena, un network di eccellenze italiane. Il tema è come cambiare la qualità delle decisioni politiche attraverso Internet. Con la partecipazione certo, ma si parla molto anche di Open Data, ovvero di liberare i dati pubblici in modo da generare soluzioni creative dal basso ad annosi problemi. A un certo punto uno dei partecipanti dice: "Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, ma cosa tu puoi fare con i dati del tuo paese". È Kennedy 2.0.

Se qualcuno si sta ancora chiedendo dove è finita la straordinaria onda emotiva che in primavera ha determinato gli esiti delle elezioni amministrative e dei referendum, la risposta è: sul web.

Qui, senza grandi proclami e praticamente senza soldi, si sta sperimentando una nuova forma di democrazia. Nel mondo lo chiamano Open Government, ma c'è una definizione forse più efficace: Wikicrazia. L'ha coniata Alberto Cottica, 41 anni, da Modena, che dopo una vita da musicista di successo con i Modena City Ramblers, oggi si occupa di questi temi per il Consiglio d'Europa: la Wikicrazia, secondo questa impostazione, è una democrazia potenziata dagli strumenti collaborativi della rete (i wiki) e dalla intelligenza collettiva che ha creato fenomeni come Wikipedia.

A livello accademico il fenomeno è molto studiato anche se in fondo è bastato aggiungere una "w" e passare dall'e-gov, il governo che si mette in rete per dare servizi; al we-gov, i cittadini che diventano cocreatori delle politiche pubbliche. Secondo un recente report della Elon University e del Pew Research Center sul futuro di Internet, entro il 2020 le forme di cooperazione online miglioreranno l'efficacia delle istituzioni democratiche nel rispondere alle esigenze dei cittadini. Se questa cosa non si chiama rivoluzione, poco ci manca.

In molti paesi sta già accadendo. Secondo Cottica "il primo presidente wiki della storia è Barack Obama". Più che la strategia elettorale online, in questo contesto contano i tanti strumenti attivati per favorire la partecipazione: "Le sfide che abbiamo davanti sono troppo grandi perché il governo possa farcela da solo, senza il contributo creativo del popolo americano", disse il neoeletto presidente degli Stati Uniti lanciando siti come data. gov, challenge. gov e apps4democracy. Va detto che i buoni risultati ottenuti finora sono stati inferiori alle enormi aspettative iniziali. "E le dimissioni del responsabile del progetto, Vivek Kundra, lo scorso giugno, non sono certo un bel segnale", osserva David Osimo, che si occupa di questi temi per la Commissione europea.

La staffetta dell'Open Government sembra così passata nel Regno Unito, nelle mani di David Cameron. "Stiamo cercando di mettere la tecnologia e l'innovazione al centro di tutto quello che facciamo", ha spiegato recentemente a New York a una conferenza Rohan Silva, 29 anni, assistente del premier: "Vogliamo diventare il governo più aperto e trasparente del mondo per innescare una scarica di innovazione sociale". Primo esempio, il sito dove discutere come tagliare le spese del bilancio britannico che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone.

Ma non è dai governi che arriva la Wikicrazia. È piuttosto un movimento che parte dal basso. E che ha una data di inizio certa. Nel settembre 2003, Tom Steinberg lancia Mysociety, sicuramente il progetto più ambizioso di e-democracy mai realizzato. Con una donazione iniziale di 250 mila sterline, il team di Steinberg sviluppa in pochi anni una serie di servizi tanto semplici quanto efficaci: Fixmystreet, ripara la mia strada, un applicazione per segnalare problemi e disservizi direttamente all'autorità locale (copiatissimo); theyworkforyou, un resoconto aggiornato quasi in tempo reale dell'attività di ogni singolo membro del Parlamento. E infine un modo per mandare petizioni online al premier. I servizi sono gratuiti, economici, scalabili, facili da usare. Questo il bilancio provvisorio: dopo sette anni più di 200 mila persone hanno scritto almeno una volta al premier, qualche petizione ha persino modificato decisioni già prese (il pedaggio stradale voluto e rimangiato dal governo Blair), e qualcosa come 65mila buche stradali sono state riparate.

Nel 2009, l'attenzione si sposta dal governo nazionale a quello locale. La svolta avviene ad una conferenza organizzata dal guru del web 2.0 Tim O'Reilly. "Le entrate calano, i costi aumentano: se non cambiamo il modo in cui funzionano, le città falliranno", dice in sostanza dal palco Jennifer Pahlka che qualche mese dopo lancia Codeforamerica, una fondazione per aiutare le città americane a diventare più trasparenti, connesse ed efficienti con l'aiuto del web. Lo scorso anno hanno aderito Boston, Washington e Seattle ma l'esempio più riuscito forse è Filadelfia con il sito opendataphilly. org: un gigantesco hub dove i dati comunali hanno spontaneamente generato centinaia di applicazioni utili ad i cittadini.

Codeforamerica funziona così: ad ogni città vengono inviati per un anno cinque sviluppatori. Sono in missione per conto del web, insomma. Qualche giorno fa si è chiusa la selezione per il 2012: per 26 posti hanno partecipato 550 persone da tutto il mondo. Perché lo fanno? Perché ci credono. Li chiamano "civic hackers", sono esperti di tecnologia con la passione per i valori di condivisione della rete che sognano una nuova politica.

In Italia gli antesignani sono stati i romani di Open Polis, che dal 2008 mettono online "a mano" tutti i dati dell'attività del Parlamento e monitorano le attività dei 130 mila politici eletti. Ma ora il focus è sugli strumenti per partecipare e collaborare: i social network dei cittadini, come Epart, il neonato Decorourbano e il prossimo Uptu. O anche il gioco Critical City, che usa il web per portare le persone a fare delle cose concrete nella propria città: delle missioni civiche.

Ma l'impressione è che si stia muovendo qualcosa di più grosso. Tra qualche giorno nascerà per esempio Apps4Italy, un sito dove le prime dodici regioni hanno deciso di condividere i loro dati per far generare dagli utenti "apps", applicazioni, ovvero servizi socialmente utili. È solo l'inizio: il 20 settembre ci sarà il varo ufficiale della Open Government Partnership, una alleanza promossa da Usa e Brasile con Gran Bretagna, Norvegia, Messico, Indonesia, Filippine e Sud Africa. Nove paesi sono già in lista d'attesa per entrare in questo network.

Il governo italiano è assente per ora, ma, come abbiamo visto, in questa sfida che ha l'ambizione di ridisegnare le regole d'ingaggio della politica, l'Italia c'è.

di RICCARDO LUNA (Repubblica.it)

martedì 8 marzo 2011

Nuovo metrò, 9 anni di lavori «Spesi 72 milioni al chilometro»


Linea 3, conclusa la tratta fino alla Comasina, via ai collaudi.
«Il premier all'inaugurazione del 26 marzo»
«Con il prolungamento della linea gialla Meno traffico da Nord»

MILANO - Sei anni di promesse, altri nove di cantieri. Gli operai lustrano i muri e piantano file di tornelli, adesso. Il metrò deve fare il tagliando e tirarsi a lucido per il debutto: i collaudi sono iniziati, la linea 3 da Maciachini alla Comasina sarà inaugurata il 26 marzo e Berlusconi è invitato alla festa.
«Il prolungamento della M3 intercetterà il traffico da nord e alleggerirà i flussi d'ingresso alla città», dice Stefano Cetti, 50 anni, neodirettore generale di Mm. In via Imbonati, in via Pellegrino Rossi, i monolocali vengono venduti a 100 mila euro, i bilocali ne valgono 150: «Avranno una rivalutazione tra il 15 e il 18%», sostiene una ricerca del gruppo Class. I prezzi della case, come i treni, corrono. Molti, in questa periferia di Milano, non ci speravano più.

L'avanzamento della «gialla» è una storia d'altri tempi. I primi finanziamenti arrivano da Roma il 30 luglio 1996, sembra una svolta: «I lavori - annuncia l'assessore dell'epoca - dovrebbero partire nell'arco del 1997 e durare sei anni». Sbagliato. Iniziano solo a fine 2002 - minatori a 16 metri di profondità, su tre turni - e nel dicembre 2006 sono già fermi: l'impresa appaltatrice (la Torno) è in crisi, finisce per cedere ramo d'azienda e incarico. Ma il passaggio si trascina al Tar: scavi bloccati fino alla metà del 2008. Quasi due anni buttati e gli ultimi tre a rincorrere: «L'ultimo intoppo - racconta Cetti - l'abbiamo avuto con l'esondazione del Seveso». La nuova tratta è stata «cannibalizzata» per sostituire gli impianti elettrici allagati nei tunnel di Brenta e Zara: «Abbiamo perso un altro mese». Ora ci siamo.

Sono serviti 267 milioni di euro per realizzare 4 stazioni e 3,7 chilometri di binari e gallerie (72 milioni a chilometro): «I treni potranno trasportare 15 mila passeggeri l'ora, nelle due direzioni». La fermata Affori Fnm è collegata al terminal ferroviario delle Nord e del Passante: «Un vero nodo d'intercambio». Gli operai stanno certificando ascensori e scale mobili. Atm dal 21 marzo farà i test con i treni vuoti.
Lungo la linea, sulle strade, ci sono giardini e scivoli per bambini. Tra viale Rubicone e via Comasina, invece, 11.200 metri quadri di detriti sequestrati in un'indagine sullo smaltimento dei rifiuti: «I nostri prelievi dicono che è tutto in regola - precisa Mm -. Aspettiamo le controdeduzioni della procura». L'area dovrebbe servire da parcheggio: in attesa dei giudici ne sarà costruito uno provvisorio da 218 posti.

Fonte: Corriere della Sera

sabato 15 gennaio 2011

Consiglio di Zona 9 - Fra due mesi il rimpasto...parliamone.


Per quanti volessero partecipare attivamente alla vita sociale, culturale, economica e politica della "Nona", consigliamo vivamente di fare un salto ogni tanto in Consiglio di Zona 9, presso Villa Hanau in Via Guerzoni, 38. Il divertimento è assicurato per i prossimi 2/3 mesi, poi ci sarà il rimpasto.
Perchè non proponiamo idee e programmi proprio in occasione delle prossime elezioni comunali 2011?


More info sul sito del Comune di Milano: http://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/!ut/p/c0/04_SB8K8xLLM9MSSzPy8xBz9CP0os3hHX9OgAE8TIwP_kGBjAyMPb58Qb0tfYwMDA_2CbEdFAJbRREs!/?WCM_GLOBAL_CONTEXT=/wps/wcm/connect/ContentLibrary/in+comune/in+comune/i+consigli+di+zona/zona+9/in+comune_zona9_pagina+zona

Dal sito Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Zona_9_di_Milano

giovedì 25 novembre 2010

Il Tar dà ragione agli esercenti: «Imbonati, stop al coprifuoco»


L'Epam: ora si deve riaprire il dialogo, basta con le imposizioni.

Accolta la sospensiva del provvedimento. De Corato: andiamo avanti

MILANO - Il coprifuoco sotto tiro. Anche nel quartiere Imbonati-Comasina, dopo gli stop al Corvetto, in corso Lodi e in mezza via Padova. Il Tar ha accolto ieri un'altra richiesta di sospensiva al provvedimento firmato dal sindaco, il primo ottobre, per «prevenire e contrastare il degrado nonché a tutelare la sicurezza urbana e l'incolumità pubblica» nel quadrante nord della città. Due bar hanno convinto i giudici. Sono il The Ghost Pub di piazzale Maciachini e l'Alterego Café di via Astesani: i loro orari di chiusura, almeno fino al 21 dicembre, si liberano dalla stretta a e tornano regolari, lunghi, fino alle 2 di notte. L'Epam, l'associazione dei pubblici esercizi, esulta e lancia segnali di pace al Comune: «Ora si apra il dialogo, basta con le imposizioni».
Ma il vicesindaco Riccardo De Corato tiene la linea, non arretra d'un metro: «L'impianto dell'ordinanza resta in vigore nel resto dell'area». Il 21 dicembre, quando si riunirà la Camera di consiglio del tribunale, ci sarà la resa dei conti. Non prima.

Il pacchetto sicurezza per le aree critiche sbarra i locali della movida, i phone center e i punti vendita di kebab a mezzanotte, due ore in anticipo rispetto alle tabelle dei regolamenti comunali. La restrizione, negli obiettivi della giunta, incrocia la prevenzione. Meno caos, più tutele per i residenti. Un assioma che il Tar sta mettendo in discussione ovunque è stato applicato: il coprifuoco è già stato «sospeso» per la discoteca Karma, al Corvetto, per due bar nello stesso quartiere, e oltre il ponte della ferrovia su via Padova est. Ogni volta, il Tar ha accolto i ricorsi e rinviato il confronto tra le parti al 21 dicembre. Una prassi che ha convinto il Comune a correggere e blindare il provvedimento in vista dell'applicazione ad altre zone sensibili, il Ticinese sulle altre.

Confronto? «Per alcuni locali - attacca De Corato - abbiano pile di denunce, plichi di violazioni, esposti per disturbo alla quiete pubblica. Il Tar, nel merito, ci darà ragione». I ricorsi, intanto, sono esauriti: «Non possiamo continuare una battaglia di carte bollate, parliamoci - è l'invito di Alfredo Zini, vicepresidente di Epam-Unione del commercio -. Ci stiamo avvicinando a un periodo importante per le imprese, le serate festive di Natale e Capodanno. Ragioniamo insieme, almeno, su un pacchetto di deroghe». Il Consiglio di Zona 9, l'unico governato dal centrosinistra, ha deliberato la richiesta di revoca del coprifuoco nel settore Imbonati-Comasina: «Meglio controlli nei locali in cui si verificano situazioni di illegalità». La presidente è Beatrice Uguccioni: «Le luci spente portano solo insicurezza». In piazzale Maciachini è stato inaugurato un distributore automatico di alcolici. È acceso 24 ore su 24.

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Giornalista: Armando Stella

venerdì 5 novembre 2010

Arrivano i Baby Pit Stop in Caffetteria



E' stato inaugurato il Tomaselli Milano, una bella notizia per le neomamme di Milano e dintorni: arrivano i Baby Pit Stop! Grazie al protocollo d'intesa e la collaborazione tra il Comitato italiano dell'Unicef e l'Asl milanese verranno realizzati all'interno di locali pubblici, negozi e farmacie angoli per la poppata in cui la mamma potrà nutrire al seno e cambiare il pannolino al bebè. A fare da apripista c'è la Caffetteria-Panetteria Tomaselli che da pochi giorni ha aperto i battenti in Via Imbonati ed è gestita da una giovane mamma. Melania Panighetti, che con la nascita di Leonardo avvenuta 9 mesi fa, ha sperimentato personalmente le difficoltà incontrate da una neomamma che esce di casa con il suo piccino. "Vivo a Milano, una città difficile per mamme con bebè al seguito" commenta infatti Melania "a parte i Consultori, non ci sono altri luoghi dove si è certe di ricevere un'accoglienza adeguata al momento della poppata. E così il mio primo pensiero, quando ho inaugurato la Caffetteria, è andato alle mie "colleghe". Ho frequentato il corso organizzato dall'Asl per i gestori di locali e negozi che vogliono aderire all'iniziativa e realizzato un angolo intimo e confortevole dove le mamme possono allattare ed accudire il bebè, senza obbligo di consumazione". Ma non solo, "Il mio obiettivo è quello di creare un luogo di incontro e confronto dove le madri trascorrono del tempo insieme. Un palcoscenico di idee, creative e divertenti, un luogo di sapori e saperi in movimento dove tutti i sensi siano sollecitati". Dopo la caffetteria di Via Imbonati, toccherà alle farmacie inaugurare i Baby Pit Stop dove le mamme potranno trovare materiale informativo sull'allattamento e sulla maternità e tutti gli opuscoli relativi alle iniziative dell'Asl. Per informazioni visitate il sito www.unicef.it. Per contattare Melania Panighetti, scrivere un'e-mail a info@tomaselli-milano.it o visitare il sito www.tomaselli-milano.it

domenica 24 ottobre 2010

La Moratti cede ai commercianti: si va verso l'addio al coprifuoco


"L’ordinanza è uno strumento che può cambiare", dice l’assessore al Commercio, Terzi
Salvini (Lega) che aveva ammonito: "Le chiusure anticipate trasformano Milano in un mortorio" di LAURA FUGNOLI

Le ordinanze antidegrado sono sotto esame. Il Comune sta studiando, per il futuro, soluzioni diverse per combattere la criminalità e garantire sicurezza nelle cinque zone coperte ora dal “coprifuoco”. «L’ordinanza è uno strumento che può cambiare — dice l’assessore al Commercio, Giovanni Terzi — in fondo è solo un mezzo, non un fine. I provvedimenti presi resteranno in vigore fino al 31 gennaio, nel frattempo riflettiamo».

La Lega, del resto, una riflessione ha già iniziato a imporla qualche giorno fa, quando Matteo Salvini ha improvvisamente dichiarato che «la città rischia di diventare un mortorio a furia di chiusure anticipate». Dunque, la proroga delle ordinanze al 31 gennaio potrebbe davvero essere l’ultima. In alternativa il tavolo della sicurezza tra Comune, questore e prefetto ha iniziato a lavorare a nuovi regolamenti per negozi ed esercizi pubblici: l’applicazione di leggi nazionali e regionali che prevedono sanzioni pecuniarie permetterebbe, dice Terzi, di essere più mirati tenendo conto delle tipologie di locale.

Gli esercenti, rappresentati da Epam-Unione del commercio, hanno incontrato giovedì il sindaco Letizia Moratti e l’assessore Terzi, con la richiesta di rivedere già ora il piano d’azione che penalizza bar, pub e birrerie nei quartieri sotto ordinanza, dalla Comasina a Sarpi, da via Padova a corso Lodi e piazzale Corvetto. Dopo lo scontro aperto tra negozianti e amministrazione all’indomani delle prime ordinanze, qualche prova di dialogo ora sembra esserci. Ma i giorni passano e chi lavora soffre per le casse vuote. «Può sembrare poca cosa ma già la sola sera di Halloween, a fine mese, sarà un disastro per i locali costretti a chiudere a mezzanotte», dice Alfredo Zini, vicepresidente di Epam. Il Comune «si è comunque impegnato a rivedere le criticità vere — dice Terzi — con l’intento di non penalizzare chi non ha colpe».

Ordinanze sotto esame, dunque. Mentre «l’Annonaria tutte le sere si piazza davanti al locale e controlla se rispetto l’orario di chiusura — racconta Lucio Liguori, proprietario del Moonshine, birreriatisaneria in via Ravenna, zona Lodi — si accanisce su un bar come il mio che in 17 anni non hanno mai avuto una denuncia. Abbiamo raccolto più di 1.500 firme di clienti e residenti che condividono l’assurdità del provvedimento».
Epam e quattro esercenti della zona (le due birrerie Moonshine e Patchouli, il ristorante Re Artù e la discoteca Karma) hanno fatto ricorso al Tar con tanto di richiesta di risarcimento per mancato guadagno.

L’udienza, fissata per ottobre, è slittata a dicembre e un nuovo ricorso è stato presentato contro la proroga dell’ordinanza. Da agosto in zona Lodi sono state 191 le violazioni segnalate dalla direzione centrale della Polizia locale, di cui solo il 28 per cento riferibili all’ordinanza. Nelle cinque zone soggette a “coprifuoco”, sono scattate finora circa 200 denunce e altrettante sanzioni per violazioni commesse dai pubblici esercizi, colpevoli di chiudere tardi o di vendere alcolici in bottiglia dopo le 20.